Il cortile di giò

martedì 25 ottobre 2011

Le prime luci del mattino di Fabio Volo



Quando andavo a scuola mi dicevano che la carta era un bene prezioso e che non bisognava sprecarla. Moltissimi alberi vengono abbattuti a scopo cartaceo. Ora mi auguro che stampando il libro di Fabio volo "Le prime luci del mattino" almeno abbiano usato carta riciclata! Se così non fosse allora griderei allo spreco di cellulosa. Niente di personale perché so scindere l´uomo dallo scrittore ma quello che ho appena letto davvero non saprei definire. Azzardo? una sorta di diario non tanto nascosto di una erotomane che s´incontra con un pervertito? Volo ha scritto una roba che non si può chiamare certo romanzo perché per me il romanzo è altra cosa. Semplicemente è uno scritto su una donna non ben definita (l´autore non descrive mai bene i personaggi e il loro aspetto fisico) che, volendo scappare dalla routine e da un uomo flaccido (Paolo il marito reso cornuto) che si "acciabatta", beve birra e mangia pistacchi, finisce per accettare una serie innumerevole d´incontri sessuali a casa di un misterioso mezzo gigolò e mezzo copy conosciuto nel suo ambiente di lavoro. Il leitmotiv dei libri del Signor Fabio è sempre il sesso intervallato da canne: sesso-canne; canne-sesso. Nei suoi scritti non riesco a scorgere altro oltre a questo binomio ossessivo e in quest´ultimo poi il racconto a mo` di diario diventa sfacciatamente erotico con descrizioni morbose e dettagliate di amplessi e perfino di mènage a trois. Inutile dire che pur non essendo moralista non mi è piaciuto. Inutile soffermarsi più di tanto sulla protagonista Elena il cui profilo psicologico non è affatto tracciato. Qui non c´è la rinascita di una donna quarantenne ma soltanto un "risveglio" sessuale di una femmina annoiata che sfocia in erotismo spinto e nulla più. Lo scritto non si riscatta nemmeno quando la protagonista chiede al suo amante qualcosa di più del puro piacere fisico perché poi pur di non perderlo si sottomette al punto di accettare perfino di essere considerata "donna oggetto" ma ormai per il copywriter Elena che ha voluto giocare a carte scoperte dicendogli di essere innamorata e gelosa non è più interessante. Allora non resta che andarsene e fare del proprio meglio per dimenticare e per dimenticarlo. Il finale non riserva sorprese, il racconto si adagia in una comoda conclusione che lascia insoddisfatto me lettore. Le premesse da copertina erano tutt´altre. Un libro in cui non è presente un ritratto definito e intenso dell´universo femminile e che ha deluso le mie aspettative.

Nessun commento: